Primo giorno a Londra – che sia un ufficio, un ostello o un’aula. Il tuo interlocutore dice “alright, let’s crack on” e tu annuisci immobile, mentre tutti intorno a te riprendono a fare quello che stavano facendo. Hai capito “alright”. Il resto? Buio. I modi di dire in inglese funzionano così: scivolano nelle conversazioni senza preavviso. Se non li conosci, rischi di restare un passo indietro rispetto agli altri.
In questo articolo trovi 25 espressioni che gli anglofoni usano ogni giorno, suddivise per area tematica e con la loro storia quando c’è qualcosa di interessante da raccontare. Nello specifico, vedremo:
- i saluti e i convenevoli (come si dice davvero “buongiorno”, “come va”, “prego” in inglese);
- i modi di dire classici della vita quotidiana;
- i modi di fare gli auguri (buona fortuna, buon compleanno, buonanotte);
- lo slang britannico, quello che senti per strada ma non trovi sui libri.
Perché imparare i modi di dire in inglese non è solo questione di vocabolario
Gli idioms (espressioni idiomatiche) sono frasi il cui significato non corrisponde a quello letterale delle singole parole. L’espressione “it’s raining cats and dogs” non descrive una pioggia di animali: semplicemente, sta piovendo a dirotto. E a confermare l’ossessione per il meteo degli inglesi c’è anche “a storm in a teacup” (una tempesta in una tazzina da tè), modo di dire per chi trasforma un problema minuscolo in un dramma.
L’inglese è particolarmente ricco di queste espressioni: se ne stimano circa 25.000. Rispecchiano secoli di storia, di vita quotidiana, di cultura popolare britannica e americana. Le senti ovunque – nelle conversazioni al pub, nelle serie TV, nei messaggi fra amici.
Puoi avere un vocabolario eccellente e una grammatica impeccabile, ma se non conosci un particolare modo di dire in inglese, non afferri il senso della frase anche se capisci le parole. C’è una differenza concreta tra l’inglese che si studia e l’inglese che si parla: la lingua quotidiana è tutta un’altra storia.
Saluti e convenevoli: come si dice buongiorno, come va e prego in inglese
Il primo punto d’incontro con qualsiasi lingua sono i saluti. In inglese, già qui si nascondono le prime sorprese.
Modi di dire buongiorno in inglese (e quando usarli)
Good morning è il saluto formale della mattina, quello da usare con i professori o in contesti ufficiali. Molto più spesso, però, soprattutto in Gran Bretagna, si sente dire “Morning!” – la versione contratta e amichevole.
Good afternoon e Good evening esistono, ma si usano raramente nella conversazione quotidiana. Dopo mezzogiorno si tende a passare direttamente a “hi” o “hey”.
Modi di dire “come va” in inglese
“How are you?” è la formula ufficiale, ma nella realtà gli inglesi usano espressioni molto più variegate. “How’s it going?”, “How are you doing?”, “Alright?” – quest’ultima tipicamente britannica, dove la domanda è talmente contratta da aver quasi perso la sua funzione interrogativa: non ci si aspetta una risposta vera, ma al massimo un altro “Alright?” di rimando.
La risposta attesa a tutte queste domande… non è sincera. Non cominciare con un’analisi reale dello stato d’animo. Un “fine, thanks” o “not bad” sono più che sufficienti. “Can’t complain” (non posso lamentarmi) è la risposta tipica di chi sta bene ma non lo ammetterebbe mai apertamente – quintessenza della riservatezza britannica.
Modi di dire “grazie” e “prego” in inglese
“Thank you” è la forma standard, “thanks” quella informale. In Gran Bretagna si sente spessissimo “cheers” al posto di “thanks” – la stessa parola che si usa per brindare.
Rispondere a un grazie in inglese è meno rigido che in italiano. “You’re welcome” è corretto ma può suonare un po’ formale; si preferisce spesso “no problem”, “no worries” o il britannicissimo “not at all”.
Tabella riassuntiva: saluti e convenevoli
| Inglese | Traduzione letterale | Italiano | |
| 1 | Morning! | Mattina! | Buongiorno! (informale) |
| 2 | How’s it going? | Come sta andando? | Come va? |
| 3 | Not bad | Non male | Abbastanza bene |
| 4 | Can’t complain | Non posso lamentarmi | Non c’è male |
| 5 | Cheers | Salute | Grazie (informale, UK) |
| 6 | No worries | Nessuna preoccupazione | Prego / figurati |
| 7 | I’m lost for words | Sono a corto di parole | Sono senza parole |
Idioms classici: le espressioni della vita quotidiana
In questa sezione ti raccontiamo gli idioms che senti ovunque – nelle conversazioni, nei film, nelle canzoni – e che fanno parte del vocabolario di qualsiasi madrelingua, indipendentemente dall’età o dalla provenienza.
Il corpo protagonista
Come in italiano, il corpo umano è una fonte inesauribile di metafore. “Cost an arm and a leg” (costare un braccio e una gamba) significa costare un patrimonio – esattamente come il nostro “costare un occhio della testa”. “Pull someone’s leg” (tirare la gamba di qualcuno) significa prendere in giro.
“Bite off more than you can chew” (mordere più di quanto si riesca a masticare) è il nostro “fare il passo più lungo della gamba”: le due lingue descrivono lo stesso errore di valutazione, ma con immagini completamente diverse – la bocca e il cibo da un lato, le gambe e il cammino dall’altro.
Altre volte invece le lingue si avvicinano, pur non sovrapponendosi del tutto: noi “perdiamo la testa”, gli inglesi “lose their mind”. Il concetto è lo stesso, ma l’immagine si modifica leggermente – dalla testa concreta e anatomica dell’italiano alla mente astratta e psicologica.
Gli animali in scena
“Raining cats and dogs” (piovere gatti e cani) significa piovere a dirotto. L’origine più accreditata risale all’Inghilterra del XVII secolo: durante i temporali violenti i canali di scolo straripavano e trascinavano via gli animali randagi che vi si riparavano.
“Let the cat out of the bag” (far uscire il gatto dalla borsa) significa rivelare un segreto – come il nostro “vuotare il sacco”.
“The elephant in the room” (l’elefante nella stanza) è una questione ovvia che tutti fingono di ignorare. Questo idiom, senza equivalente diretto in italiano, suggerisce quanto sia radicata nella cultura britannica l’abitudine di aggirare gli argomenti scomodi, lasciandoli lì, ingombranti e silenziosi come un elefante in salotto.
I modi di dire italiani tradotti in inglese: quelli che non esistono
Hai mai provato a tradurre parola per parola alcuni modi di dire italiani in inglese? “Vola basso” – quell’invito scherzoso a essere un po’ più umili, a non esagerare con le vanterie – diventerebbe “fly down”. Grammaticalmente corretto, ma per un anglofono privo di senso: nessuno capirebbe che stai chiedendo a qualcuno di ridimensionarsi.
Alcune espressioni, infatti, non hanno un equivalente diretto e vanno rese con una perifrasi. “Conosco i miei polli” si traduce con “I know who I’m dealing with” (so con chi ho a che fare). “In bocca al lupo” non esiste come formula in inglese, e la risposta “crepi” non ha traduzione (v. la sezione sotto sui modi di dire per gli auguri).
“Avere la testa fra le nuvole” diventa “to have one’s head in the clouds” – qui per una volta la metafora coincide perfettamente.
Tabella riassuntiva: idioms classici
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Inglese | Traduzione letterale | Italiano |
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8 |
Cost an arm and a leg | Costare un braccio e una gamba | Costare un occhio della testa |
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9 |
Pull someone’s leg | Tirare la gamba di qualcuno | Prendere in giro |
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10 |
Bite off more than you can chew | Mordere più di quanto si mastica | Fare il passo più lungo della gamba |
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11 |
Raining cats and dogs | Piovere gatti e cani | Piovere a dirotto |
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12 |
Let the cat out of the bag | Far uscire il gatto dalla borsa | Vuotare il sacco |
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13 |
The elephant in the room | L’elefante nella stanza | Il problema che tutti ignorano |
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14 |
I know who I’m dealing with | So con chi ho a che fare | Conosco i miei polli |
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15 |
Have one’s head in the clouds | Avere la testa tra le nuvole | Avere la testa tra le nuvole |
Modi di dire per gli auguri: buona fortuna, buon compleanno, buonanotte
Gli auguri sono uno dei contesti in cui l’italiano e l’inglese divergono di più. In inglese non esistono equivalenti esatti di molte formule rituali italiane: capire come sostituirle è una competenza pratica immediata.
Modi di dire “buona fortuna” e “in bocca al lupo” in inglese
“Good luck” è la forma base, usata in qualsiasi contesto. Per esprimersi in modo più idiomatico, si può usare “break a leg” prima di performance e presentazioni, mentre “you’ve got this” (ce la fai) è un incoraggiamento caloroso, molto comune tra i giovani anglofoni; puoi usarlo per esempio prima di un esame.
“Fingers crossed” (dita incrociate) si usa sia per augurare buona fortuna a qualcun altro, sia per esprimere la propria speranza riguardo a qualcosa che si sta aspettando, ad esempio “I’ve sent the application, fingers crossed” (ho mandato la candidatura, speriamo bene).
Tra i modi di dire in inglese per augurare buona fortuna esiste anche “I’ll keep my fingers crossed for you” – una formula più calorosa e personale, perfetta quando qualcuno sta aspettando un risultato importante. “Best of luck” è la versione leggermente più formale.
Curiosità: da dove viene “break a leg”?
L’origine esatta è dibattuta. La teoria più diffusa la collega al mondo del teatro anglofono: augurare “good luck” a un attore prima di uno spettacolo era considerato di cattivo auspicio, come da noi dire “buona fortuna” al posto di “in bocca al lupo”.
Si usava quindi l’espressione contraria, “break a leg”, con la logica scaramantica dell’augurio rovesciato. Un’altra teoria collega l’espressione al sipario laterale: “leg” in gergo teatrale indicava la tenda che delimitava le quinte, e “breaking the leg” significava oltrepassarla per andare in scena – il che presuppone uno spettacolo riuscito.
Modi di dire “buon compleanno” in inglese
“Happy birthday” è la formula universale. “Many happy returns” (che tu possa festeggiarlo ancora molte volte) è la versione più formale e augurale, tipicamente britannica. Tra amici si sente spesso “happy b-day” nei messaggi, o più informalmente “happy one!”.
Modi di dire “buonanotte” in inglese
“Good night” è il saluto serale standard, in contesti informali è abbreviato in “night!”. “Sleep tight” (dormi bene – letteralmente “dormi stretto”) viene da un’espressione legata alle corde dei materassi antichi che si tendevano prima di dormire. “Sweet dreams” (sogni dolci) è la versione più affettuosa.
Tabella riassuntiva: modi di dire per gli auguri
| Inglese | Traduzione letterale | Italiano | |
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16 |
Good luck | Buona fortuna | Buona fortuna |
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Break a leg | Rompiti una gamba | In bocca al lupo (performance) |
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18 |
You’ve got this | Ce la fai | In bocca al lupo (incoraggiamento) |
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19 |
Fingers crossed | Dita incrociate | Incrociamo le dita |
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20 |
I’ll keep my fingers crossed for you | Tengo le dita incrociate per te | Faccio il tifo per te / incrociamo le dita |
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21 |
Best of luck | I migliori auguri di fortuna | Buona fortuna (formale) |
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22 |
Happy birthday | Buon compleanno | Buon compleanno |
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23 |
Many happy returns | Molti ritorni felici | Tanti auguri (formale, UK) |
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24 |
Sleep tight | Dormi stretto | Buonanotte / dormi bene |
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25 |
Sweet dreams | Sogni dolci | Sogni d’oro |
Slang britannico: quello che non trovi sui libri
Lo slang britannico è un mondo a parte, in continua evoluzione, fortemente legato alle regioni e alle generazioni. Un ragazzo di Londra e uno di Manchester usano espressioni diverse; quello che era cool vent’anni fa oggi può sembrare datato.
“Mate” è l’equivalente informale di “amico”, ma cambia completamente a seconda del tono. “Cheers, mate” è un saluto genuino. “Watch it, mate” detto con voce piatta non ha nulla di amichevole e vuol dire “stai attento, tu”.
“Knackered” significa stanchissimo, a pezzi. “Dodgy” indica ciò che è sospetto o poco affidabile, “gobsmacked” descrive lo stupore totale: la bocca (gob, in slang) spalancata dalla sorpresa.
Lo slang giovanile arriva invece dai social e cambia rapidamente. “NPC” (dall’acronimo Non-Player Character, personaggio non giocante nei videogame) si usa per chi si comporta in modo prevedibile e senza personalità. “Vibe check” è la valutazione istantanea di una situazione – il verdetto arriva in una parola: “passed” oppure “failed”.
Come iniziare davvero a usare i modi di dire in inglese
Conoscere gli idioms a memoria è un punto di partenza, ma non basta: bisogna sentirli usati in contesto, capire l’intonazione, il registro, il momento giusto. Le serie TV e i libri per imparare l’inglese aiutano, i podcast anche – ma rimangono un allenamento, non la partita vera.
Il secondo passo, quello decisivo, è riconoscerli quando arrivano in conversazione: veloci, spesso inattesi, senza il sottotitolo. E per farlo davvero, niente batte l’esposizione diretta. Chi ha fatto un anno di studio in Inghilterra lo sa: puoi imparare l’inglese per anni su un libro, ma il significato di “crack on” (forza, andiamo avanti) lo capisci davvero solo quando sei immerso nella quotidianità di un paese anglofono… e tutti intorno a te riprendono quello che stavano facendo.


