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Hai aperto un dizionario inglese e accanto alla parola che cercavi hai trovato qualcosa come /θɪŋk/ oppure /ˈwɔːtə/: simboli che sembrano un codice segreto, lettere storte, segni che non compaiono sulla tua tastiera. Eppure non devi ignorarli. I simboli fonetici inglesi sono uno strumento preciso, che ti dice esattamente come si pronuncia una parola. L’ortografia inglese, da sola, è spesso ingannevole.

In questo articolo troverai:

  • perché l’inglese si scrive in un modo e si pronuncia in un altro
  • cos’è l’IPA e come funziona il sistema dei simboli fonetici inglesi
  • i simboli più importanti da conoscere: vocali, consonanti, dittonghi
  • come usarli concretamente nello studio e nella pratica quotidiana

Le trascrizioni possono variare leggermente tra inglese britannico e americano. Per semplicità, in questo articolo useremo soprattutto la pronuncia britannica standard, segnalando le differenze più importanti.

ragazza studia inglese con flashcard e libro simboli fonetici inglesi

Perché l’inglese non si legge come si scrive

Prima di parlare di simboli fonetici, cerchiamo di capire perché esistono. In italiano il rapporto tra grafia e pronuncia è generalmente più regolare: ogni suono ha una grafia stabile e chi legge sa già come pronunciare una parola nuova. Non tutte le lingue, però, funzionano così.

L’inglese moderno è il risultato di secoli di influenze: prima le tribù germaniche anglosassoni, poi le invasioni vichinghe, la conquista normanna, il latino degli studiosi medievali, il francese della corte reale. Ogni ondata ha portato parole nuove, ciascuna con le proprie regole ortografiche.

Il colpo di grazia arrivò con la stampa. Introdotta in Inghilterra attorno al 1470, cristallizzò uno spelling già superato, quello del Middle English: la pronuncia stava cambiando, ma le parole continuarono a essere scritte come prima. I suoni andarono avanti per conto loro.

Da lì nacque il divario tra scrittura e pronuncia che ancora oggi manda in crisi chi studia inglese. Il caso più celebre è la combinazione -ough. La stessa sequenza di lettere si pronuncia /əʊ/ in though, /uː/ in through, /ʌf/ in rough, /ɒ/ in cough, /ɔː/ in thought, /aʊ/ in bough. Una grafia, sei suoni diversi. Nessuna logica apparente.

Cos’è l’IPA: l’alfabeto dietro i simboli fonetici inglesi

Alla fine dell’Ottocento un gruppo di linguisti fondò l’International Phonetic Association. Lo scopo era creare uno standard di trascrizione delle lingue univoco: a ogni simbolo un solo suono, senza ambiguità. Nacque così l’IPAInternational Phonetic Alphabet, ovvero l’alfabeto fonetico internazionale.

Si tratta di uno strumento universale. L’IPA funziona per l’italiano, per il cinese, per l’arabo – ma è particolarmente prezioso per l’inglese, proprio perché lì il divario tra scritto e parlato è così ampio.

Nei dizionari di inglese, la pronuncia è generalmente indicata con una trascrizione fonemica tra barre oblique; le parentesi quadre si usano invece per trascrizioni fonetiche più dettagliate. /θɪŋk/ è la trascrizione fonemica di think: ti indica come pronunciarla, indipendentemente da come è scritta. La trovi subito dopo la parola, ed è lì per questo: toglierti ogni dubbio prima ancora di sentire l’audio.

Il simbolo ˈ, posto prima di una sillaba, indica l’accento principale della parola: in /ˈwɔːtə/, per esempio, segnala che l’accento cade sulla prima sillaba.

dizionario inglese con simboli fonetici inglesi tra barre oblique accanto alle parole

I simboli fonetici inglesi più importanti

Nel modello didattico tradizionale dell’inglese britannico si contano comunemente 44 fonemi, divisi tra vocali e consonanti. A fronte delle sole 5 lettere vocaliche scritte (a, e, i, o, u), questo modello distingue 20 suoni vocalici. È qui che si concentra la maggior parte delle difficoltà per chi parla italiano.

Vocali brevi e lunghe

In inglese, le vocali non sono tutte uguali: alcune sono più brevi, altre più lunghe, ma possono differire anche per qualità, cioè per il modo in cui vengono articolate. Questa distinzione può cambiare il significato delle parole: non basta quindi prolungare una vocale per ottenerne un’altra.

Quelle brevi più comuni sono: /ɪ/ come in sit, /ʊ/ come in book, /æ/ come in cat, /ʌ/ come in cup, /ɒ/ come in hot. Le lunghe si riconoscono dai due puntini: /iː/ come in see, /uː/ come in food, /ɑː/ come in father, /ɔː/ come in thought.

Un caso a parte è la schwa /ə/: una vocale ridotta, molto diffusa in inglese, che compare spesso in sillabe finali o atone. È il suono della a in about o della e in taken – corto, neutro, quasi impercettibile. In italiano non esiste, ed è uno dei simboli che gli studenti ignorano di più, ma che invece torna continuamente.

Dittonghi: due suoni in una sillaba

Due suoni vocalici attaccati formano un dittongo: la prima vocale è molto più prominente e lunga della seconda, che viene appena accennata. Non si pronunciano separati e, al contrario, si scivola dall’una all’altra in un’unica sillaba.

Nel modello tradizionale dell’inglese britannico se ne contano 8. Tra i più frequenti: /eɪ/ come in day, /aɪ/ come in night, /ɔɪ/ come in boy, /aʊ/ come in now, /əʊ/ come in go.

Consonanti: i suoni che non esistono in italiano

La maggior parte delle consonanti inglesi coincide con quelle italiane, ma ci sono eccezioni importanti.

La th sorda di think o three — la lingua tra i denti, un suono che in italiano non esiste e che molti sostituiscono con una /s/ o una /f/ — in IPA si scrive /θ/. Con le corde vocali che vibrano, la stessa posizione della lingua dà invece il suono di this o the: /ð/.

E le parole che finiscono in -ing? La g non si pronuncia: quel suono nasale finale è /ŋ/, e non è la stessa n di nano.

simboli fonetici inglesi tabella IPA consonanti nasali fricative

La fonetica inglese nella pratica

Sapere che /θ/ esiste è un conto, usarlo nella pratica è tutta un’altra cosa. Questi simboli diventano uno strumento vivo solo quando li integri nel tuo metodo di studio quotidiano. Le occasioni non mancano: eccone tre in particolare.

Sul dizionario

Ogni volta che cerchi una parola nuova, prima di ascoltare l’audio guarda la trascrizione fonetica. Ti allena a leggere la pronuncia, non solo a sentirla passivamente. Con il tempo inizi a riconoscere i pattern – certi suoni ricorrono sempre nelle stesse posizioni – e la pronuncia diventa meno casuale.

Con gli strumenti digitali

Alcune app per imparare l’inglese mostrano la trascrizione IPA accanto alle parole nuove. Usarla come riferimento visivo, abbinato all’audio, accelera la memorizzazione in modo significativo.

Con i manuali strutturati

I corsi e i libri per imparare l’inglese dedicano spesso una sezione alla fonetica proprio all’inizio. Non è una sezione da saltare per arrivare prima al ‘vero’ studio: è la base su cui tutto il resto si costruisce. Chi la affronta subito, infatti, progredisce più velocemente nella pronuncia rispetto a chi la recupera più avanti.

British o American: la pronuncia cambia, la trascrizione anche

Le due varietà più diffuse dell’inglese si distinguono su più fronti, ma è nella pronuncia che le differenze diventano più evidenti — e la trascrizione fonemica permette di rappresentarle con precisione. Teacher si trascrive /ˈtiːtʃə/ in britannico e /ˈtiːtʃɚ/ in americano, mentre water diventa /ˈwɔːtə/ contro /ˈwɑːtɚ/.

La discrepanza più evidente riguarda la r: nell’inglese americano standard, o General American, si pronuncia anche dopo una vocale, come in car, bird e water. Nell’inglese britannico standard – la cosiddetta Received Pronunciation o RP – la /r/ dopo una vocale non si pronuncia normalmente davanti a una consonante o a una pausa, ma può essere pronunciata quando la parola successiva inizia per vocale. Per questo alcuni dizionari la riportano in apice o tra parentesi, per indicare che la sua pronuncia dipende dal contesto.

Non c’è una versione ‘giusta’: dipende dal contesto e dall’obiettivo.

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Vale davvero la pena studiare i simboli fonetici inglesi?

Dipende da cosa vuoi ottenere. Se l’obiettivo è capire qualche frase da turista, puoi arrangiarti senza.

Se però vuoi imparare l’inglese a un livello che ti permetta di comunicare senza fraintendimenti, la pronuncia corretta diventa essenziale. Conoscere i simboli fonetici inglesi toglie una variabile enorme dall’equazione: l’incertezza su come si dice una parola.

Chiunque abbia studiato un po’ di inglese conosce quella sensazione – sai la parola, ma non sei sicuro di come dirla. I simboli fonetici risolvono esattamente questo problema. Non sono un ostacolo in più, sono una scorciatoia mascherata da tecnicismo.

La vera svolta, però, arriva quando hai la possibilità di ascoltare, parlare, sbagliare – preferibilmente in un contesto in cui l’inglese è la lingua di tutti, non l’eccezione. Un corso di inglese o un anno all’estero in Inghilterra non ti insegnano solo la grammatica: mettono il cervello nelle condizioni di fare quello che sa già fare naturalmente, ovvero acquisire una lingua per esposizione diretta.

I simboli fonetici ti danno la mappa. L’immersione ti porta sul territorio.

Annalisa Bruni

Author Annalisa Bruni

Amo viaggiare e far viaggiare gli altri. Editor e autrice di guide turistiche, appassionata di Oriente e sempre curiosa di scoprire nuovi mondi, collaboro con WEP per accompagnare con i miei articoli i lettori che vogliono trasformare in realtà il sogno di un'esperienza all'estero.

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