La lingua inglese è famosa per la semplicità della sua grammatica, ma è altrettanto nota per la complessità delle sue regole fonetiche: raramente ciò che sentiamo corrisponde a ciò che vediamo scritto e ogni parola sembra quasi seguire regole di pronuncia tutte sue. Quante volte ti è capitato di sentire per la prima volta una parola che avevi solo letto, per poi renderti conto che la pronuncia che ti eri immaginato era completamente sbagliata?
In questo articolo troverai:
- i motivi per cui alcune parole inglesi sono difficili per noi italiani;
- perché è importante imparare a pronunciare correttamente le parole;
- informazioni basilari sull’Alfabeto Fonetico Internazionale, uno strumento essenziale per imparare la pronuncia delle parole;
- una lista delle 30 parole inglesi più difficili da pronunciare;
- alcune tecniche per migliorare la tua pronuncia.
Perché molte parole inglesi sono difficili per noi italiani?
Il motivo di tanta confusione sulla pronuncia inglese ha radici storiche: questa lingua ha preso in prestito parole da decine di lingue – francese, latino, greco, tedesco – mantenendo spesso l’ortografia originale, ma cambiando la pronuncia nel tempo.
Il risultato è una lingua in cui la lettera “k” può essere muta (knife), la “gh” può sparire nel nulla (though) e una parola come colonel si legge come se ci fosse una “r” al posto della “l”.
Noi italiani, poi, partiamo da una posizione leggermente svantaggiata: l’inglese ha oltre il doppio dei suoni rispetto all’italiano. A una stessa lettera possono corrispondere suoni completamente diversi, e alcune combinazioni di lettere che in italiano non esistono mettono alla prova anche chi studia la lingua da anni.
Perché è così importante pronunciare correttamente le parole?
Avere una buona pronuncia non serve solo a sembrare più fluenti: serve soprattutto a capire quello che ci viene detto. Se hai in testa una pronuncia sbagliata di una parola, rischi di non riconoscerla quando la senti in una conversazione, in un film o in un podcast – e perdi il filo del discorso nel momento clou.
Per questo, se vuoi davvero imparare l’inglese, lavorare sulla pronuncia è importante tanto quanto imparare nuove parole o studiare la grammatica dai libri. Anche solo evitare gli errori più comuni fa una differenza enorme nella comprensione e nella comunicazione quotidiana.
Un alleato utile: l’Alfabeto Fonetico Internazionale
Aprendo un dizionario d’inglese avrai sicuramente notato che, dopo ogni parola, ci sono alcuni simboli strani tra parentesi. Fanno parte dell’IPA (International Phonetic Alphabet), conosciuto in italiano come AFI (Alfabeto Fonetico Internazionale).
La sua funzione è rappresentare graficamente i suoni delle parole in modo universale: imparare a leggere quei simboli ti permette di capire la pronuncia corretta di qualsiasi lingua, non solo dell’inglese.
Non è necessario memorizzarli tutti subito. Basta sapere che esistono e che, ogni volta che hai dubbi su come si legge una parola, dizionari online e Google ti danno sempre la trascrizione fonetica accanto alla definizione. È uno strumento prezioso da tenere a portata di mano – e in questo articolo lo trovi riportato per ogni parola.
Inglese britannico o americano? Il problema è doppio
C’è un’altra variabile da tenere in considerazione: inglese britannico e americano non si pronunciano (sempre) allo stesso modo. Alcune parole suonano così diverse nelle due varianti che, sentendole per la prima volta, si fatica a capire che si tratta della stessa parola.
Per esempio, either (uno dei due) si pronuncia “AY-ther” in America e “EE-ther” in Gran Bretagna – entrambe le versioni sono corrette. Schedule (programma/agenda) diventa “SKED-yool” in America e “SHED-yool” in Gran Bretagna. Garage cambia addirittura l’accento: “guh-RAZH” per gli americani, “GA-rij” per i britannici. Advertisement (pubblicità) ha l’accento sulla terza sillaba in America (“ad-ver-TIZE-ment”) e sulla seconda in Gran Bretagna (“ad-VER-tis-ment”).
Poi ci sono parole come lieutenant (tenente), che gli americani leggono “loo-TEN-ant” e i britannici “lef-TEN-ant” – con una “f” che sembra uscita dal nulla. Tutto questo può generare confusione, soprattutto se si impara l’inglese guardando serie TV di entrambe le produzioni. La buona notizia è che non serve scegliere una variante e ignorare l’altra: basta sapere che esistono entrambe e riconoscerle quando le si sente. Con il tempo, l’orecchio si abitua.
Le 30 parole più difficili da pronunciare
Anche se qualche errore può sempre scappare, si possono evitare almeno i più comuni. Ecco quindi una selezione delle parole inglesi più difficili da pronunciare per gli italiani – quelle che si incontrano più spesso e che creano più grattacapi.
Per rendere tutto più semplice, le abbiamo raggruppate per tipo di difficoltà: troverai le parole con lettere mute, quelle con il famigerato gruppo -ough, quelle la cui pronuncia inganna, i termini difficili da articolare e quelli che ingannano per la somiglianza con l’italiano. In ognuna di queste categorie troverai errori comunissimi: conoscerli in anticipo è già metà del lavoro.
Le lettere mute: il primo grande trabocchetto
Una delle caratteristiche più insidiose dell’inglese è la presenza di lettere che si scrivono ma non si pronunciano. Vediamo quali sono le più usate.
1. Knife /naɪf/ (coltello)
La “k” iniziale è completamente muta. Vale anche per knee e know: ogni volta che una parola inglese comincia con “kn”, la “k” non si sente.
2. Debt /det/ (debito)
La “b” non esiste foneticamente. Si legge semplicemente “det”, come se quella lettera nel mezzo non ci fosse mai stata.
3. Doubt /daʊt/ (dubbio)
Stesso identico discorso di prima: la “b” sparisce e la pronuncia esatta è “daut”.
4. Receipt /rɪˈsiːt/ (ricevuta) -
La “p” è completamente muta. Si legge “ri-SEET”, con l’accento sulla seconda sillaba.
5. Island /ˈaɪlənd/ (isola)
La “s” non si pronuncia affatto. Si legge “AY-lund”, che praticamente suona come “ailand”.
6. Wednesday /ˈwɛnzdeɪ/ (mercoledì)
La “d” di mezzo sparisce nella pronuncia e si legge praticamente “WENZ-day”. Una delle parole che si sbagliano di più quando si inizia a studiare inglese.
Il gruppo -ough: un incubo fonetico
Se dovessimo scegliere una sequenza di lettere simbolo del caos fonetico inglese, vincerebbe senza dubbio -ough. La stessa combinazione si pronuncia in almeno sei modi diversi e non c’è una logica apparente. L’unico modo per impararle è memorizzarle una per una.
7. Though /ðoʊ/ (sebbene/però)
Si legge come “do” con una “th” davanti: “dho”. È molto usato nelle conversazioni quotidiane.
8. Through /θruː/ (attraverso)
Si legge “throo”, come se le lettere centrali non esistessero quasi.
9. Thought /θɔːt/ (pensiero, passato di think)
Si legge “thawt”. Molte lettere, ma una sola sillaba pronunciata.
10. Tough /tʌf/ (duro/difficile)
Si legge “tuff”. Spesso confusa con le precedenti, ma il suono finale è completamente diverso.
11. Cough /kɒːf/ (tossire)
Si legge “coff”. Anche qui, la “gh” finale diventa una “f”.
12. Thorough /ˈθʌrə/ (accurato/approfondito)
Si legge “THU-ruh”. Forse la più insidiosa del gruppo, perché ha anche la “th” iniziale.
Parole inglesi che non suonano come sembrano
Ci sono parole che, guardandole, sembrano pronunciabili senza problemi. Poi le senti e ti rendi conto che la pronuncia corretta era totalmente diversa!
13. Colonel /ˈkɜːrnl/ (colonnello)
Probabilmente la parola più famosa in questa categoria. Guardandola, la maggior parte delle persone la leggerebbe “col-o-nel”. Si pronuncia invece come “KER-nul” – praticamente come un chicco di mais (kernel). La parola è arrivata all’inglese attraverso il francese, che a sua volta l’aveva presa dall’italiano, ma durante questo percorso ortografia e pronuncia hanno preso strade ben diverse.
14. Worcestershire /ˈwʊstərʃɪər/ (salsa Worcestershire)
Senza averla mai sentita pronunciare, è quasi impossibile indovinarla. Si legge “WUS-ter-sher”, con tutte quelle lettere nel mezzo che spariscono. Una delle parole più citate nelle liste delle pronunce difficili.
15. Queue /kjuː/ (fila/coda)
Cinque lettere, quattro delle quali sono mute. Si legge semplicemente “kyoo”. Una parola tipicamente britannica che mette in difficoltà chiunque la veda per la prima volta (solitamente quando è in fila!).
16. Choir /kwaɪər/ (coro)
Viene dal greco choros e la “ch” si comporta come “kw”: non si legge “choi-er” ma “KWIRE”.
17. Clothes /kloʊz/ (vestiti)
La “th” praticamente sparisce nella pronuncia veloce e il suono finale diventa una “z”. Molti italiani la pronunciano “clot-hes”, ma è sbagliato.
18. Rhythm /ˈrɪðəm/ (ritmo)
Questa parola non ha vocali “tradizionali” nella pronuncia: la “y” fa da vocale e il risultato è “RI-dhum”. In più, la “th” non si legge come in italiano. Insomma, bisogna solo memorizzarla senza farsi troppe domande!
Parole inglesi difficili da articolare
Alcune parole non sono solo difficili da capire, ma sembrano dei veri e propri scioglilingua per chi non è madrelingua. Leggi e prova a ripeterle ad alta voce: sei d’accordo anche tu?
19. Squirrel /ˈskwɜːrəl/ (scoiattolo)
La combinazione “sq-” all’inizio e la “r” finale creano una sequenza sonora che non esiste in italiano. Si sente spesso “skwi-rell” o “squir-ell”, ma la pronuncia corretta è “SKWIR-uhl”.
20. Rural /ˈrʊərəl/ (rurale)
Due “r” e una successione di vocali non semplice. Si sente spesso “rool” o “rur-al” alla italiana, ma la pronuncia corretta suona più come “ROO-ruhl”.
21. Mischievous /ˈmɪstʃɪvəs/ (birichino/dispettoso)
L’errore più diffuso è aggiungere una sillaba: molti dicono “mis-CHEE-vee-us” invece del corretto “MIS-chuh-vuhs”. Tre sillabe, non quattro.
22. Comfortable /ˈkʌmftəbəl/ (comodo)
Si “schiaccia” in tre sillabe nella pronuncia naturale: “KUMF-tuh-bul” – non “com-FOR-ta-ble”. Insomma, non è proprio confortevole da dire!
23. February /ˈfɛbruːəri/ (febbraio)
Nella pronuncia comune, la prima “r” sparisce e diventa “FEB-yoo-ary”. Entrambe le versioni sono accettate, ma quella con la “r” suona artificiale per un madrelingua.
Parole inglesi che ingannano per la somiglianza con l’italiano
Alcuni termini sembrano facili proprio perché assomigliano a parole italiane. Attenzione, però: quasi sempre nascondono una sorpresa.
24. Anxiety /æŋˈzaɪəti/ (ansia)
L’accento va sulla seconda sillaba e la “x” si legge “gz”: “ang-ZAI-uh-tee”. Molto diversa dall'”ansia” italiana.
25. Character /ˈkærəktər/ (personaggio/carattere)
La “ch” si legge “k”, non come in italiano. Si dice “KA-rik-ter”, con l’accento sulla prima sillaba.
26. Athlete /ˈæθliːt/ (atleta)
Ha due sillabe, non tre: “ATH-leet”. Molti italiani aggiungono una sillaba e dicono “ath-a-leet”, che non esiste.
27. Police /pəˈliːs/ (polizia)
L’accento va sulla seconda sillaba: “puh-LEES”. In italiano tendiamo a metterlo sulla prima, e il risultato suona buffo… almeno per un madrelingua!
28. Recipe /ˈresəpi/ (ricetta)
Si legge “RES-uh-pee”, non “re-CIPE” come potrebbe sembrare a prima vista. Tre sillabe ben distinte.
29. Colleague /ˈkɑːliːɡ/ (collega)
La “-ue” finale è muta e si legge “COL-eeg”. Molti la pronunciano “col-LEAG-ue” seguendo la logica italiana.
30. Definitely /ˈdɛfɪnɪtli/ (sicuramente/decisamente)
Si pronuncia “DEF-i-nit-lee”. Errori comuni sono “de-FINE-itely” o “definit-ely” con accenti sbagliati. Una delle parole più usate nel parlato quotidiano – e una delle più sbagliate.
Come migliorare la pronuncia inglese e rendere facili le parole difficili
L’IPA è un aiuto prezioso per capire come si legge una parola, ma da solo non basta: conoscere il suono di una parola non significa automaticamente saperlo replicare. La pronuncia è una competenza che si allena ogni giorno. Per dirla in altri termini, puoi anche conoscere il funzionamento del sistema scolastico inglese, ma ti serve altro!
Ecco cosa puoi fare:
- guarda serie TV e film in lingua originale, per esempio. È il modo più piacevole per abituare l’orecchio ai suoni naturali dell’inglese. Se attivi fin da subito i sottotitoli in inglese e non in italiano, puoi collegare ciò che senti con quello che leggi;
- ripeti quello che senti. Imitare i parlanti nativi è uno degli esercizi più efficaci: metti in pausa, ripeti la frase, copia anche l’intonazione. Su YouTube ci sono canali interi dedicati alla pronuncia con spiegazioni chiare e tanti esempi, un anno all’estero in Inghilterra ti porta a fare pratica senza neanche accorgertene;
- registrati mentre parli e confronta la tua pronuncia con quella di un madrelingua. Sembra strano all’inizio, ma è uno dei metodi più efficaci per individuare esattamente dove si sbaglia.
Se vuoi un percorso più strutturato, considera un corso di inglese – oggi la pronuncia viene insegnata in modo molto più approfondito rispetto al passato, andando di pari passo con grammatica e lessico.
Tra lettere mute, suoni imprevisti e ortografie ingannevoli, l’inglese sa come mettere alla prova. Con un po’ di pratica, però, anche le parole più ostiche diventano parte del tuo vocabolario quotidiano – e magari un giorno le pronuncerai alla perfezione senza doverci più pensare.


