- Un Paese piccolo con una cultura enorme: quattro premi Nobel per la letteratura, band che hanno cambiato il rock mondiale e attori che dominano Hollywood;
- L’Irlanda produce cultura in modo sproporzionato rispetto alle sue dimensioni;
- Una cultura nata dalla storia, in cui tradizione e modernità convivono e hanno plasmato un’identità fortissima che fa venire subito voglia di visitare questa nazione.
Nell’immaginario collettivo è diffusa un’idea dell’Irlanda da cartolina: verde smeraldo, birra scura, musica di violini in un pub fumoso. Tutto vero, sì, ma anche molto vicino a un cliché.
Il trifoglio è solo l’inizio, perché l’Irlanda è un Paese che ha trasformato secoli di povertà, emigrazione e conflitto politico in cultura. Non è una coincidenza che abbia prodotto così tanti scrittori, musicisti e artisti: la cultura è stata per lungo tempo l’unica forma di ricchezza disponibile.
Se stai pensando di andarci a vivere, o anche solo di visitarla con un po’ di curiosità in più, quello che segue è un elenco di alcuni aspetti della cultura irlandese spesso non considerati o sottostimati.
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La musica irlandese: dai pub ai palchi mondiali
La musica tradizionale irlandese è ancora viva, non come reperto di un museo, ma come pratica quotidiana. Durante le jam session di musica tradizionale, musicisti di ogni livello si siedono insieme in un pub e suonano. Chiunque sappia suonare può unirsi.
Gli strumenti tipici sono il fiddle (il violino irlandese), il tin whistle (un flauto a sei fori, economico e sorprendentemente complesso), il bodhrán (un tamburo a cornice che si percuote con un doppio battente) e le uilleann pipes, la cornamusa irlandese.
Se vuoi vivere questa esperienza come si deve, le città da segnare sono Galway, Doolin – un piccolo villaggio nella contea di Clare – ed Ennis. Ma l’Irlanda non è solo musica tradizionale.
The Cranberries
I Cranberries vengono da Limerick – non da Dublino, come molti credono – e la voce di Dolores O’Riordan è riconoscibile tra mille: Zombie, scritta in risposta agli attentati dell’IRA (Irish Republican Army) del 1993, è uno dei pezzi di rock alternativo più potenti mai registrati.
U2
Gli U2 vengono da Dublino e sono una delle rock band più famose del pianeta. La loro storia è inseparabile da quella dell’Irlanda degli anni Settanta e Ottanta – un paese povero, soffocato dalla Chiesa cattolica, segnato dalla violenza politica nel Nord. Bono e il resto della band sono cresciuti in quel contesto e lo hanno portato nella musica mondiale.
E tanti altri
Ci sono poi artisti meno mainstream che vale la pena citare:
- Hozier, che nel 2013 ha scritto Take Me to Church e ha trasformato un attacco all’omofobia della Chiesa in un pezzo gospel-blues di straordinaria bellezza;
- Fontaines D.C., band post-punk di Dublino, molto apprezzata dalla critica;
- Sinéad O’Connor, scomparsa nel 2023, è stata una delle voci più coraggiose della musica mondiale. Se non la conosci ancora, parti da Nothing Compares 2 U: sarà amore a primo ascolto.
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Quattro Nobel non sono un caso
L’Irlanda ha vinto il Premio Nobel per la letteratura con William Butler Yeats (1923), George Bernard Shaw (1925), Samuel Beckett (1969) e Seamus Heaney (1995). Quattro Nobel per un Paese con poco più di cinque milioni di abitanti sono un dato che racconta molto del peso culturale dell’Irlanda.
Ma il nome più importante per capire la cultura irlandese è probabilmente James Joyce, che il Nobel non lo ha mai vinto e che trascorse gran parte della vita fuori dall’Irlanda – a Trieste, a Parigi, a Zurigo – eppure scrisse quasi esclusivamente di Dublino. Il suo romanzo Ulisse (1922) ha generato una delle celebrazioni letterarie più bizzarre e divertenti del mondo: il Bloomsday.
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Raccontami di te, Ulisse: cos’è il Bloomsday
Il 16 giugno di ogni anno, Dublino si trasforma. Ulisse racconta le vicende di Leopold Bloom nel corso di una sola giornata – il 16 giugno 1904 – e ogni anno migliaia di persone ripercorrono gli stessi luoghi del libro, molte vestite in abiti edoardiani.
Ci sono letture pubbliche, spettacoli teatrali improvvisati per strada, degustazioni dei cibi descritti nel romanzo (le frattaglie di maiale, le ostriche, il vino di Borgogna).
Non devi aver letto Ulisse per partecipare. Anzi, forse è meglio così, perché il Bloomsday è prima di tutto una festa collettiva e un modo molto irlandese di prendersi poco sul serio. Per un giovane che arriva a Dublino a metà giugno, per esempio per un corso di inglese, è un’esperienza impareggiabile.
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Sally Rooney: la letteratura che parla ai giovani
Forse non sai ancora bene come funziona il sistema scolastico irlandese, ma è molto probabile che tu abbia già sentito parlare di Sally Rooney. Rooney scrive di giovani adulti, relazioni complicate, dinamiche di potere, politica di sinistra, corpi e desiderio.
Normal People (2018) è il suo secondo romanzo e quello che l’ha resa famosa in tutto il mondo: racconta la storia di Connell e Marianne, due ragazzi di una piccola città irlandese che si amano, si perdono e si ritrovano nel corso di qualche anno.
In Irlanda è una figura polarizzante (o ti piace o non ti piace, senza mezzi termini) e molte persone la considerano la voce della sua generazione.
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La lingua che non ti aspetti
Ne abbiamo parlato in modo più approfondito nell’articolo dedicato alla lingua irlandese, ma sull’isola esiste ancora una lingua nazionale spesso inattesa dai visitatori: l’irlandese, chiamato anche Gaeilge.
Nella Costituzione, nei documenti ufficiali, nei cartelli stradali, l’irlandese c’è sempre, anche se la maggior parte degli irlandesi lo capisce a malapena. Lo studiano a scuola per anni, ma spesso non sono in grado di usarlo nelle conversazioni quotidiane.
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Derry Girls: come ridere di una guerra civile
Derry Girls è una serie televisiva creata da Lisa McGee ambientata a metà degli anni Novanta, negli ultimi anni dei Troubles – il conflitto nordirlandese che ha opposto nazionalisti cattolici e unionisti protestanti per anni, con migliaia di morti e un livello di violenza quotidiana che oggi è difficile da immaginare.
Derry Girls racconta tutto questo attraverso gli occhi di un gruppo di adolescenti – quasi tutte ragazze, insieme a un cugino inglese che serve da spalla comica – che vanno a scuola, litigano, si innamorano e vivono la loro vita normale mentre sullo sfondo succede di tutto.
Il risultato è una delle commedie più riuscite degli ultimi anni: riesce a far ridere di una situazione che non ha niente di divertente, esattamente come sa fare la cultura irlandese in tanti altri contesti.
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Colin Farrell, Cillian Murphy e il cinema irlandese che ha conquistato Hollywood
Negli ultimi anni, anche il cinema ha contribuito a portare l’Irlanda al centro della scena internazionale, grazie a due attori molto diversi tra loro:
- Cillian Murphy – viene da Cork, ha studiato legge prima di dedicarsi alla recitazione, ed è noto soprattutto per Peaky Blinders – dove interpreta Tommy Shelby – e per Oppenheimer di Christopher Nolan, che gli ha fatto vincere il Premio Oscar come miglior attore nel 2024. È vegetariano, schivo, raramente rilascia interviste e in Irlanda è molto amato anche per il suo profilo riservato e lontano dalla spettacolarizzazione;
- Colin Farrell – viene da Castleknock, quartiere benestante di Dublino, e ha avuto una carriera più movimentata: anni di eccessi, qualche film sbagliato, poi una rinascita artistica. Il punto di svolta è The Banshees of Inisherin (Gli spiriti dell’isola), diretto da Martin McDonagh (anche lui di origini irlandesi) e ambientato su un’isola immaginaria al largo della costa irlandese negli anni Venti, durante la guerra civile. Il film racconta di due amici che smettono di parlarsi e di come questa rottura diventa sempre più violenta e assurda. È una storia sull’orgoglio, sulla solitudine e sull’identità irlandese.
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I fairy fort non si toccano
Nel 2006, la costruzione di una tangenziale nella contea di Clare si ferma. Non per problemi tecnici, non per questioni burocratiche: il progetto stradale avrebbe distrutto un fairy fort – uno di quegli anelli di terra sopraelevata che punteggiano le campagne irlandesi – e i residenti locali si oppongono con tale forza che alla fine si decide di aggirarlo.
I fairy fort – detti anche ráth o lios – sono in realtà resti di antichi insediamenti dell’età del bronzo, strutture circolari di terra o pietra che servivano come recinti protettivi. Ce ne sono decine di migliaia in tutta l’Irlanda. Ma nella tradizione popolare sono considerati luoghi delle fate – o più precisamente dei Sidhe, che nella mitologia gaelica indica il “popolo fatato” – e toccarli porterebbe sfortuna.
Molti agricoltori irlandesi ancora oggi lasciano intatti i fairy fort sui propri terreni, anche quando sarebbero comodi da rimuovere. I bambini crescono sentendosi dire di non avvicinarsi. Insomma, l’Irlanda è un Paese moderno, con le sedi centrali europee di Google e Apple, eppure continua a rispettare antichi anelli di terra per non disturbare le fate. Questa coesistenza è forse la cosa più irlandese che esista.
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Lo sport come identità politica
Il GAA – Gaelic Athletic Association – è una delle organizzazioni sportive più particolari d’Europa. Fondata nel 1884, promuove due sport che non esistono praticamente da nessun’altra parte: l’hurling e il football gaelico.
L’hurling è uno sport di squadra con una mazza di legno (hurley) e una palla piccola di cuoio (sliotar): è velocissimo ed è considerato uno degli sport di campo più antichi del mondo. Il football gaelico è un misto tra rugby e calcio.
La cosa più particolare di questa associazione è che, per decenni, i membri del GAA hanno avuto il divieto di giocare a sport “stranieri” come il calcio o il rugby (norma abolita nel 1971).
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Il paesaggio come emblema di una nazione
L’Irlanda ha costruito parte della sua identità attorno al paesaggio. Tra gli scenari più spettacolari d’Europa ci sono senza dubbio le Cliffs of Moher, le penisole del Kerry, le isole Aran.
Per esempio, le isole Aran – Inis Mór, Inis Meáin e Inis Oírr – sono tre isole al largo della baia di Galway dove il tempo sembra essersi fermato. Le case sono costruite in pietra, ci sono più biciclette che auto e le rovine dei forti preistorici stanno letteralmente sul bordo di scogliere a picco sul mare.
Sono luoghi che spiegano meglio di tante parole il legame tra paesaggio e identità irlandese, che vale la pena vedere dal vivo, almeno una volta nella vita. Come? Un’idea potrebbe essere un anno scolastico all’estero in Irlanda, un’occasione per imparare la lingua inglese, ma anche per rendere la permanenza fuori casa un momento di continue scoperte!


