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L’ambiente scolastico può essere un microcosmo in cui i giovani coltivano esperienze positive, amicizie, primi amori, capacità di fare squadra e di sentirsi parte di qualcosa di unico. Ma non sempre è così: la scuola può diventare un vero e proprio incubo in certi casi, stabilire ruoli e aspettative che, se disattese, possono compromettere l’autostima degli adolescenti.

Per molti di loro, la mancanza di autostima nasce da esperienze scolastiche o familiari difficili: voti bassi, bullismo, esclusione. Ma lontano da casa, in un contesto nuovo, senza etichette o giudizi, è possibile ripartire da zero e riscoprire il proprio valore.

Un anno di studio all’estero può essere non solo un modo naturale e genuino per superare la timidezza, ma anche un vero e proprio reset per ricominciare, conoscere e riconoscere i propri talenti e tornare nel contesto di partenza con più forza e consapevolezza.

Perché l’adolescenza è un momento cruciale per l’autostima 

L’adolescenza è una fase estremamente delicata dell’esistenza, in cui le fragilità di ogni individuo possono emergere in modo più o meno evidente ed essere fortemente influenzate dal contesto sociale.

In un periodo della vita in cui tutto muta velocemente – dal corpo ai pensieri – l’immagine di sé può iniziare a vacillare e il confronto diretto e costante con gli altri diventare la causa di una crisi più profonda.

La scuola dovrebbe essere un ambiente che protegge, accoglie, sostiene nel corso del processo di crescita. Purtroppo, però, è proprio tra i banchi e nelle parole dei pari che, a volte, l’autostima si sgretola.

Ragazza con caschetto e cambia è triste perché non si trova bene con i suoi compagni di scuola. Un anno all'estero potrebbe aiutarla ad aumentare la sua autostima.

Giovani a pezzi, tra confronto, incomunicabilità e aspettative

Paragonarsi agli altri adolescenti e alle loro vite – in apparenza perfette – o, molto più semplicemente, alla loro media dei voti, può essere un duro colpo per l’autostima – che, come un muscolo, andrebbe allenata.

Spesso i giovani fanno fatica a esprimere come si sentono. Invece di comunicare le paure e le insicurezze con i genitori, di solito interiorizzano frasi come “Non valgo niente, gli altri sono meglio di me, non sono in grado”, e vanno avanti.

Con la testa carica di timori e il passo pesante. È proprio questo il momento in cui i genitori devono osservare, ascoltare e, dopo averlo fatto, trovare un modo per aiutare.

Come aumentare l’autostima con un anno all’estero 

Un modello non particolarmente sano al quale la società e il sistema scolastico in generale hanno abituato gli adolescenti è quello di essere giudicati in relazione alla bravura scolastica. Eppure ci sono adolescenti molto intelligenti, che hanno difficoltà a scuola per motivi che non dipendono minimamente dalle loro capacità personali.

In un ambiente scolastico disfunzionale, in cui i rapporti tra pari sono un ostacolo e non un trampolino per la crescita personale, e nel quale è tanto importante essere accettati dal gruppo quanto dare spazio alla propria individualità, l’autostima può zoppicare, e perdere un equilibrio di per sé precario.

Un modo totalmente diverso dal solito per aumentare l’autostima, esplorare e conoscere la propria identità personale, comprendere e affermare la propria diversità e unicità è l’anno scolastico in un Paese straniero.

L’anno all’estero come ponte per un futuro più solido

L’anno all’estero può essere una vera e propria “zona franca” per ricostruirsi perché l’adolescente può:

  • sfruttarlo come uno spazio di ridefinizione. Se ha difficoltà con i coetanei spesso finisce intrappolato in un ruolo: “quello timido, quello che non è bravo nello sport o a parlare…”. A scuola, questi ruoli tendono a cristallizzarsi e i ragazzi iniziano a definirsi con le parole degli altri. Il risultato? L’autostima crolla;
  • imparare a cavarsela. Avere stima di sé non è sentirsi “migliori degli altri”, ma capaci di affrontare la vita, a partire dalle piccole sfide quotidiane. Un anno all’estero può mettere l’adolescente nella condizione di non dipendere dalle sicurezze abituali (famiglia, amici storici, ambiente conosciuto). Deve per esempio attivarsi per imparare una nuova lingua e iniziare a usarla anche per fare nuove amicizie.

Dai fallimenti scolastici alla riuscita personale 

Quando un figlio cresce con l’idea di “non essere bravo a scuola”, spesso non sta descrivendo la sua intelligenza, ma il modo in cui quella intelligenza è stata riconosciuta (o non riconosciuta) in un certo sistema.

Trasferirsi in un Paese straniero può servire a ribaltare l’immagine di sé legata al rendimento, quella per la quale si pensa di contare qualcosa solo in relazione ai voti.

Un’esperienza all’estero può diventare, in questo senso, trasformativa: cambiando contesto, mutano anche i parametri con cui l’adolescente viene visto e con cui impara a vedersi.

L’intelligenza non è la media dei voti

Lontano dalle etichette accumulate nel tempo, quelle che gli hanno messo addosso i suoi coetanei, può scoprire qualcosa in più di sé, cambiando la sua narrazione interna, la sua autopercezione.

Può per esempio rendersi conto di possedere anche un’intelligenza:

  • emozionale, capace di leggere le situazioni e adattarsi;
  • relazionale, con la quale costruire legami in un ambiente nuovo;
  • linguistica, che si sviluppa nell’uso quotidiano della lingua;
  • interculturale, la quale nasce dal confronto continuo con abitudini e mentalità diverse.

La fiducia che nasce nel quotidiano

Molti ragazzi che si sentivano “mediocri” o “inadeguati” prima di partire, sono tornati da un anno all’estero profondamente cambiati: non perché siano diventati improvvisamente perfetti, ma perché hanno potuto sperimentarsi competenti in ambiti reali, concreti, vitali.

Per un genitore, offrire questa opportunità non significa cercare una scorciatoia ai problemi scolastici, ma dare ai propri figli la possibilità di scoprire parti di sé che forse finora non hanno trovato spazio per emergere – e da quella scoperta può nascere un’autostima più stabile e robusta. Non stupirebbe vedere che, in un contesto totalmente nuovo, persino i voti potrebbero subire un’impennata!

Le relazioni come specchio positivo 

A volte, per aumentare l’autostima e la sicurezza negli adolescenti non servono (solo) esercizi mirati, consigliati da un bravo psicoterapeuta, o frasi fatte trovate in qualche articolo sul tema, ma un ambiente nuovo, diverso, che dia la possibilità di mettersi in gioco.

Ecco che l’anno all’estero diventa un vero e proprio banco di prova, durante il quale sono le interazioni quotidiane a diventare il mezzo per dare forma e senso al proprio valore personale.

Il giudizio su di sé può tornare a essere positivo se cambiano le interazioni sociali: la presenza di nuovi amici in una scuola all’estero può diventare il trampolino di lancio per tornare ad apprezzarsi, a volersi bene, a credere nelle proprie capacità. Anche superare lo shock culturale iniziale può essere motivo di crescita personale ed emotiva.

Le relazioni sane sono uno specchio che può rafforzare l’autostima. Anche un solo legame significativo può cambiare tutto perché sono proprio le esperienze emotive che generano benessere quelle che aiutano a trovare il proprio posto nel mondo.

🎧 La parola a chi lo ha vissuto

Per comprendere meglio ciò che hai letto, potresti ascoltare uno degli episodi del nostro podcast exCHANGE, nel quale Federica, una ragazza vittima di bullismo, riesce a ritrovare sé stessa e la fiducia nel prossimo durante un anno all’estero.

Come aiutare tuo figlio a ritrovare fiducia (senza pressioni) 

Ci sono tanti consigli pratici per dare una chiave di lettura sul mondo ai propri figli, senza che ciò diventi una lezione da imparare senza fare domande. Quelle sono importantissime: rappresentano un momento di confronto diretto (e non di scontro), che non dovrebbe mai mancare. Vediamo cosa fare e cosa non fare per aiutare un adolescente a stimarsi e volersi bene per quello che è.

Riconoscimento

Ogni adolescente ha bisogno di sentirsi visto. Non solo quando prende un bel voto o fa qualcosa di cui andare fieri, ma anche quando si impegna, quando prova, quando fallisce e si rialza. Se si sente riconosciuto per lo sforzo, per il coraggio, per la costanza, imparerà che il suo valore non dipende solo dal risultato. È una differenza sottile, ma fondamentale.

Ascolto senza giudizio

Ascoltare davvero significa anche fare domande senza trasformarsi in un professore. I genitori spesso si dimenticano di chiedere “Tu cosa ne pensi?” o “Come ti sei sentito?”. Questo approccio può aiutare un adolescente con bassa autostima a sviluppare un pensiero autonomo. Se ogni conversazione diventa una lezione, rischia di sentirsi sempre sotto esame. Se invece si sente ascoltato senza giudizio, si sentirà rispettato.

Interesse reale

Un genitore dovrebbe sempre mostrare interesse per il mondo dei figli. Non solo quello esteriore – passioni e interessi visibili – ma soprattutto quello interiore, l’universo sommerso che c’è sotto la punta dell’iceberg. Una curiosità sincera e costante è fondamentale. Il messaggio che si invia in questo modo è semplice e potente: “Quello che conta per te conta anche per me”.

Rassicurazioni

Rassicurarlo è altrettanto importante. Non per proteggerlo da ogni difficoltà, ma per fargli capire che il suo valore non dipende dai suoi successi o dai suoi errori. Sapere che può sbagliare senza perdere il rispetto e l’affetto dei suoi genitori può assicurare una base sicura da cui partire per affrontare il mondo.

Autonomia

E poi c’è l’autonomia. Lasciare spazio per provare, per sbagliare, per trovare soluzioni. È difficile, perché come genitore viene spontaneo intervenire subito. Ma ogni volta che riuscirà a farcela da solo, anche nelle piccole cose, dentro crescerà una voce che dice: “Sono capace”. Questa è la vera forza interiore.

Cosa non fare

Ci sono atteggiamenti che possono indebolire l’autostima di un adolescente. Le etichette, per esempio. Dire “sei pigro” o “sei distratto” rischia di trasformare un comportamento momentaneo in un’identità. Anche i confronti con fratelli o coetanei possono ferire nel profondo. Ogni figlio ha il suo ritmo, le sue risorse, le sue fragilità.

Allo stesso modo, non si dovrebbero sminuire i suoi sentimenti. Anche quando sembrano esagerati, perché per chi li prova sono veri. Per esempio, se torna a casa triste perché un amico non lo ha considerato, o è arrabbiato per qualcosa che può sembrare piccola, è meglio evitare frasi come “non è niente/esageri”. L’ideale sarebbe “Capisco che ti abbia fatto stare male”, oppure “Vuoi parlarne?”. Quando si sente accolto nelle emozioni, l’adolescente impara che ciò che prova ha valore e migliora la sua autostima.

Man mano che cresce, poi, un figlio non dovrebbe più essere trattato come un bambino. Essere coinvolto nelle decisioni che lo riguardano, poter esprimere un’opinione, sentire che il suo punto di vista viene preso in considerazione (e sul serio), rafforza la fiducia in sé. Non significa lasciargli fare tutto, ma riconoscere che sta diventando un giovane adulto, con le sue idee e la sua personalità.

Adolescente con capelli lunghi rossi sta affrontando un momento difficile a scuole e vorrebbe aumentare l'autostima.
Ragazzo con capelli corti e felpa rosa non sa cosa fare per aumentare la sua autostima.

L’esperienza all’estero come “terapia attiva” 

A conti fatti, l’anno all’estero è un laboratorio di crescita personale, in cui nessuno conosce il passato del nuovo arrivato, non ci sono etichette o classificazione, né pretese.

Questo crea uno spazio psicologico potentissimo, perché offre la possibilità di ricominciare. Che non vuol dire diventare un’altra persona, ma scoprire parti di sé che nel contesto precedente non erano ancora fiorite.

L’anno scolastico all’estero può rappresentare:

  • quella che potremmo definire “Adventure therapy“: si cresce vivendo, relazionandosi con gli altri, sperimentando i modelli educativi esperienziali, che portano a un’evoluzione reale;
  • una gran bella occasione per conoscersi, rivalutarsi, amarsi. Per scoprire, forse per la prima volta nella vita, l’importanza di sentirsi capaci e di avere successo fuori dal contesto familiare.

🎧 La parola a chi lo ha vissuto

Per conoscere uno degli effetti benefici di questa terapia attiva, puoi ascoltare l’episodio di exCHANGE in cui, durante l’anno all’estero, Federica, considerata da sempre una timidona, scopre di essere un’esperta di Public Speaking.

Non è magia. È cambiamento reale 

L’autostima non arriva da sola e non nasce da grandi imprese: si costruisce vivendo esperienze significative, di rinascita, che permettono di far maturare una consapevolezza interiore molto potente: “Posso farcela”.

Ogni piccola conquista diventa un mattone nella costruzione di un’identità più solida e un anno scolastico all’estero offre le condizioni ideali per uscire da dinamiche negative e scoprire, veramente, il proprio valore e la propria unicità.

📌 Scopri di più sui programmi WEP e come possono aiutare tuo figlio a riscoprirsi lontano da casa.

Maria Saia

Author Maria Saia

Web Copywriter, empatica e creativa. Scrivo per il web da più di 10 anni. Vivo con le cuffie addosso e mi muovo solo in bici. Amo i posti freddi, come le mie mani quando battono sui tasti.

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